Sulle strade dell’Indipendenza

Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il mondo chiama farfalla” (Lao Tse).

 
Vista da Mosca e da altre capitali mondiali la Sicilia è una NAZIONE.

Vista dai sicilianoidi è…cos’è?. Una location per i casting dello Spettacolo neocoloniale?.
Se una Nazione è la sua “Storia”, “il passato è solo il luogo delle forme senza forze”, scrive Paul Valéry.
Sta
a noi restituirgli vita e necessità attraverso le nostre passioni e i
nostri valori, la nostra narrazione e la nostra capacità di Cura,
cercando Verità e Bellezza nelle cose del Mondo, cercando, in breve,
quella Salute autentica che si genera dal radicamento in una Terra
assoluta, cosmica, concreta, che puoi chiamare patria-matria e
accarezzare con gli occhi del Cuore. Questa, e non altro, è la nostra
Trinakria. Una Religione civile.
In
verità diecimila anni di Storia siciliana ammucciata attendono di
essere raccontati. La Cima dell’Etna dalla quale osservare questa Storia
è dislocata altrove, in altre regioni teologiche. Da lì tutto appare
più chiaro. Da lassù si suona la katabba. Una parola skallyana che
rimanda a kitab, che in arabo vuol dire Libro.
Rivisitando
il mito di Edipo qualcuno vi ha scorto l’archetipo del conflitto
costituente delle “società democratiche”: l’uccisione del padre…come
nemesi della krisis e dell’implosione dell’ordine matriarcale, del Regno
delle Madri che governò lo spazio politico mediterraneo nei secoli
lunghi di un’altra Storia, prima di inabissarsi come la Balena di
Melville.
Lo
Spettacolo democratico si rappresenta come “potere del popolo”, dei
cittadini della polis. Nasce con la crisi della cavalleria aristocratica
e l’emergere della fanteria popolare degli opliti…ed escludeva donne e
schiavi.
Il
nesso tra “democrazia” e “guerra” è costituente: non esistono
“democrazie pacifiste”, anzi: la democrazia è la forma più efficace
della mobilitazione distruttiva, il “miglior involucro
dell’imperialismo” (basta leggere un po: da Tucidide a Lenin). E se il
“ruolo delle donne” e dei nuovi schiavi (più o meno salariati) vi è
tuttora secondario non ci deve sorprendere per niente.
Resta
il fatto, determinato dalla Storia, che un sistema democratico è un
sistema di regole condivise, di norme codificate del conflitto
fisiologico tra Autorità e Autonomie. Chiamiamole pure lobbyes, oppure
partiti, logge, cosche, club…sotto la crosta delle “costituzioni
formali”, oltre i fumi dello Spettacolo…pulsa il “medioevo perenne”
dispiegato in tutta la sua ambivalenza sociale e incarnato, sul piano
del “Potere”, nei mille verminai  dell’ascarismo
massomafioso e dei suoi Altrove. Pupi e pupari. Ma è dalla struttura
pulsante di questo “medioevo perenne”, dalle sue Scogliere nere, dal suo
“familismo amorale”, che vanno “cavate” le forme della Nazione
Siciliana dell’Avvenire. Hic rodus, hic salta. L’alternativa sarebbe Pol
Pot, un
sorboniano che voleva fare la rivoluzione francese in Cambogia e finì
inghiottito dalla sua stessa “Vandea”. Lasciamo stare. L’umanesimo
socialista, un secolo e mezzo fa, sentenziò con saggezza: “Nella storia come nella natura, la putredine è il laboratorio della vita” (Karl H. Marx). Kista è a crita, ma cu voli pira kianta pira!.
Nella
Storia della Sicilia antica si sono consumate tutte le forme politiche
della “modernità”, e forse oltre. La Sicilia è post-moderna da secoli.
Forse da quando Platone cercò di costruire a Siracusa, e non altrove, la
sua Repubblica ideale, fallendo. E il verbo delle lotte di classi ed
etnie nella Sicilia antica, dei suoi conflitti costituenti lo spazio di
civilizzazione siciliano, si declina al presente.
Non
è dell’età della pietra che stiamo parlando, chè per costruire il primo
computer, dicono, usarono una invenzione di Archimede, scienziato
siracusano (e ministro degli esteri nel lungo e fin troppo pacifico
Regno di Gerone che si conclude con la distruzione e la razzia romana
della Pentapoli siciliana, nel 212 a .C.).
Cosiccome
multiforme nell’invarianza è stata la r/esistenza identitaria dei
Siciliani nella lunga durata, nei secoli. Il Vespro del 1282, sintesi
dell’Emirato e del Regnum,  è l’atto di nascita della prima
moderna Nazione del Mondo, di una koinè etnoculturale, sulle cui
insegne gialle e rosse v’era scritto: “BONU STATU E LIBBIRTA’!”. Come
sostiene il Bresc, l’affermazione del Popolo Siciliano come nazione, a
partire dall’insurrezione del Vespro e nel corso del secolo di conflitti
che ne scaturirono, aveva esaurito le forze dell’Isola in una lotta
troppo lunga contro nemici troppo potenti.
Agli
inizi del Quattrocento, la Sicilia , non trova un altro Artale Alagona,
Gran Condottiero indipendentista, e finisce “calamitata” dalla
Castiglia e “inspagnolata”, soccombendo non tanto ad un nemico potente
quanto ad una combinazione di forze, ad una bilancia di potenze, ad un
corso degli eventi definiti dall’installarsi dell’imperialismo ispanico
al centro del Mediterraneo, come coronamento della “Reconquista”.
Quando
il Mediterraneo occidentale diventa un lago spagnolo, compiute le
pulizie etniche contro musulmani ed ebrei, è come se si fosse consumata
una prova generale per la “scoperta” e il saccheggio del Nuevo Mundo,
atto di fondazione della “modernità”.
Per quanto la storiografia colonialista e sicilidiota si sia affannata a distorcere e occultare i fatti, “i Fatti hanno la testa dura”
(Lenin). Da Artale Alagona a Mario Cutelli, da Francesco Paolo Di Blasi
a Ruggero Settimo, dalle Maestranze operaie palermitane ai Fasci
siciliani del lavoratori…ce n’è quanto basta. E la stessa Cosa Nostra
americana ha uno statu nascenti che può essere inscritto tranquillamente
nell’invarianza multiforme della R/esistenza siciliana. Si strappino
pure le vesti le cariatidi accademiche. Cutelli (1589-1654).
Intellettuale catanese, incarna la linea realistica e negoziatrice della
r/esistenza siciliana, battendosi in difesa degli usi civici contro le
pretese fiscali e privatizzatrici della Corona spagnola, dialogando con
gli inquisitori per temperarne e
circoscriverne l’azione al mero campo religioso, fondando a Catania il
noto Convitto con l’obiettivo di formare una classe dirigente autonoma
dall’imperialismo castigliano e dalla Palude degli intrallazzi baronali e
borghesi che configurava già le forme del moderno ascarismo. E’ sepolto
nella chiesa palermitana di San Francesco di Paola. Mario Cutelli era
il volto pubblico della fratellanza siciliana dei Beati Paoli?.  
Repetita
juvant. Come un mantra, come uno spot…Stratificati in forma di cenere
di generazioni intere, i depositi memoriali del nostro Popolo e della
nostra Terra contengono un tesoro, e una smisurata eredità di libertà ci
giunge da uomini e donne che spesso non ci hanno lasciato neanche il
loro nome e quando l’hanno fatto c’è sempre stato, c’è, un Potere, una
Inquisizione, che ha provveduto e provvede a cancellarlo. Ma quali
“dominazioni”!?. A parte quella romana –che tale fu- e, in certa misura,
quella italidiota attuale, nessuno è mai riuscito a domare il Popolo
siciliano. Sconfitti si, Vinti mai.
V’è,
oggi, un Potere che inscena uno Spettacolo neocoloniale che costringe i
Siciliani a vivere dentro una Grande Bugia.
(www.nazionesiciliana.splinder.com)
E’
come se ci costringessero a vivere la vita di un’altro, a essere altro
da quello che -per storia, natura, cultura- dovremmo essere. E’ come un
invisibile Predatore dalle mille maschere che alimenta la passività
sociale e l’egoismo competitivo, sradicandoci dalla nostra Terra Sacra,
dalla nostra Lingua antica, dal valore dell’insularità mediterranea, dal
nostro diritto di essere e di esserci con competenza e con Amore, dalla
possibilità di restituire la nostra Sicilia al suo destino di
“Isola-Giardino”. Oggi.
Non
c’è partito, sindacato, scuola, università, chiesa, televisione,
rockstar, pornostar ecc… che ponga al centro del suo agire il diritto
dei Siciliani alla libertà autentica, all’evoluzione spirituale,
all’Indipendenza. Ma c’è Fata Morgana nello Scillecariddhi, c’è un cuore
di zolfo che anima questa Terra Bellissima. C’è la Sicilia che fa i
Siciliani: purchè lo si voglia…
Noi
non siamo gli eredi di nulla, noi siamo l’eredità. Noi siamo la nostra
Leggenda. Dobbiamo solo cantarla nella Lingua dell’Identità. Il Popolo
Siciliano esiste da migliaia di anni. E se la Nazione Siciliana del
secolo XXI ha radici impressionanti, per quanto vero sia che non di sola
“gloria passata” si può campare, non vedo ragione per cui questa Gloria
non debba essere restituita al nostro Popolo, per farne un Popolo,
appunto.
Se “ la Nazione è un plebiscito di tutti i giorni” (Renan) la sua distruzione è l’esatto opposto.
La
Nazione Siciliana riemergerà dalla “Notti Longa” (Santo Calì) quando
imponenti Fratellanze Organizzate, di cultura beatopaolina, cammineranno
sulle sue strade cantandone la Vita. Il resto verrà da solo.
Ma
cosa volete: che lo Spettacolo neocoloniale ci regali le sue Tv, i suoi
Eserciti, i suoi Palazzi, i suoi Zombi? Il suo tanfo di morte e di
menzogna?. Se li possono tenere.
Ma
cosa volete: che una Regione-stipendificio, culturalmente collassata,
immondezzaio di un compromesso sociale fallito, parte strutturale del
problema e non della soluzione, una immane zavorra, possa, malgrado
tutta la buona volontà “riformatrice”, produrre altro che parassitismo
su scala industriale?. Una “Vandea”, con tutto il rispetto dovuto ai
contadini che opposero eroica resistenza alle orde sanguinarie del
sottoproletariato arruolato dai giacobini già quotati in Borsa!.
Dobbiamo
e possiamo essere altro. EsserCi come Simenza di Vita, nella
dialettica, spirituale e storica, dell’insularità mediterranea. Nella
Cura. Sulle strade dell’Indipendenza.
Pani, pacenzia e tempu.
 
di Mario Di Mauro-Fondatore di “Terra e LiberAzione”