RFI E LE NAVI FANTASMA

Voglio aprire questo articolo con una locuzione
latina “Dum Romae consulitur, Saguntum
expugnatur”, che tradotta letteralmente,
significa Mentre a Roma
si discute, Sagunto
viene
espugnata”:
questo
accadeva nel
219
a.C.


Siamo nel 2011 , sono passati 2.230 anni e la
situazione resta immutata; è cambiata la forma
di Stato, sono cambiate le persone, la civiltà
e il mondo, ma l’ immobilismo del non decidere nulla
non è mai cambiato, si continua a discutere
sempre sulle questioni, senza prendere decisioni, e
quando si prendono è sempre troppo tardi. 
 
Oggi
l’attenzione pubblica è focalizzata ai
mercati, allo spread, all’aumento delle tasse, alla
macelleria sociale. Questo governo non eletto da
nessuno, frutto di un ricatto dei mercati non sta
portando nessuno sviluppo, anzi da quando si è
insediato, ci sta inabissando ancira di più,
prova ne è la chiusura anticipata di
stabilimenti industriali, come la FIAT di Termini
Imerese, la riproposizione del piano esuberi in
Fincantieri (mentre prima si parlava di 2.500
esuberi, ora siamo arrivati a superare i 2.600, dei
quali 176 riguardano lo stabilimento Siciliano di
Palermo), poi magicamente è toccato anche a
Trenitalia. Con una scelta , a dir poco euforica, è
arrivata la decisione di tagliare i treni notturni in
partenza dalla Sicilia e quindi con un colpo di spugna
vengono spazzati via 799 posti di lavoro, 85 dei
quali riguardano Messina. Tutto questo reso
possibile dal fatto che, essendo questo servizio,
un’attività esterna a Trenitalia, è
bastato non rinnovare il contratto di servizio per
tagliar fuori dal posto di lavoro ma anche dagli
ammortizzatori sociali questa categoria di lavoratori.
Questo è il primo passo che porta
inesorabilmente al secondo taglio che riguarda i
traghetti.
RFI
giustifica questo taglio, per eliminare i 150 milioni
di perdita annua da questa attività. Quindi, a
conti fatti e permanendo questo stato di cose, il
viaggiatore, arrivato alla stazione di Messina, sarà
costretto a prendersi le valigie in mano e ad
attraversare a piedi, per poi risalire sul treno a
Villa San Giovanni.
Questa
idea non è nuova.
RFI
l’ha sempre avuta , non tenendo conto ne’ delle
conseguenze drammatiche sulla quotidianità e
sul futuro di questi lavoratori e delle loro famiglie
ne’ del problema sociale che ne deriverà. 
 
Noi
, non solo,come Siciliani, ma raccogliendo anche i
sentimenti dei lavoratori dei settori in crisi, ci
poniamo degli interrogativi. 
 
Visto
che si vogliono tagliare i traghetti per
l’attraversamento dello stretto, chiediamo:
RFI
come
giustifica una gara d’appalto per la costruzione di
un nuovo traghetto per collegare le due sponde? La
gara è stata fatta e vinta dai “Nuovi
Cantieri Apuania”, ed il contratto è stato
perfezionato a Palermo nell’Aprile di quest’anno,
affidando la costruzione del un nuovo traghetto con
una spesa di 49,5 milioni di euro. Inoltre il
contratto prevede anche l’opzione per la
costruzione di una seconda unità. I tempi di
consegna per la prima sono 18 mesi a partire da
Aprile, quindi a Gennaio 2013 avremmo un traghetto
nuovissimo ed altamente tecnologico, che però,
alla luce delle strategie
RFI,
potrebbe diventare una Nave Fantasma, visto che sarà
soppressa la tratta.
Siamo
alle solite: soldi che dovevano essere investiti e
spesi in Sicilia, saranno spesi in Toscana, la Sicilia
balzerà solo alle cronache per gli investimenti
fatti, di conseguenza battezzeremo i fatti accaduti
con un bel titolo:
Rfi
e le Navi Fantasma
”.
 
Quest’articolo
non deve restare solo lettera morta, per evidenziare
un sistema paradossale, ma vuole rappresentare un’
appello e un’investitura al Presidente On. Raffaele
Lombardo, affinchè faccia luce sui fatti
accaduti, per evitare che mentre a Roma si discute la
Sicilia non diventi la nuova Sagunto, che viene rasa
al suolo da forze nemiche con scelte che penalizzano
sempre di più il nostro territorio.
Giorgio
Valentino – Coordinatore Regionale Movimento Sicilia Libera