La Moneta Siciliana.

La Costituzione Siciliana -lo Statuto di Autonomia della Regione Siciliana- scritta nel 1946 col sangue e i sacrifici del movimento indipendentista tra le macerie fumanti di una guerra mondiale; poi minata cinicamente da decenni di centralismo neocoloniale e di ascarismo isolano; è stata infine storicamente sepolta dall’imponente effetto domino provocato dal crollo del Muro di Berlino.
La Questione Siciliana, l’irrisolto e non prescritto problema dell’autodeterminazione del Popolo siciliano sulla propria Terra di appartenenza e di Vita, si conferma, in primis, Questione geopolitica determinata dalla oggettiva centralità strategica della nostra Isola-Nazione.
Se è la Sicilia, in ultima analisi, a “fare i Siciliani”, è chi controlla strategicamente l’Isola a determinarne identità e funzioni. Oggi siamo una colonia di Poteri Forti globali, economici e militari; e siamo “amministrati” in accomandita semplice da una casta di sciacalli locali, per conto di uno Stato commissariato e indebitato fino al collo che sta divorando il Lavoro Vivo di milioni di sudditi confusi e infelici. Dal punto di vista della “Sovranità Popolare”, peggio di così non potrebbe andare.
Con questa collocazione geostrategica dobbiamo reimparare a fare i conti, alzando uno sguardo siciliano e internazionalista sulle cose della Vita e del Mondo, tantopiù che il 30% del traffico commerciale del Pianeta passa dal “nostro” Mare, e se l’Orologio del Mondo, come sempre, cammina, è ormai l’Asia a scandirne il Tempo.
Per Noi Siciliani, oggettivamente, perfino l’Isola cinese di Hainan conta già più dello smog trafficante di Milano e delle cloache traffichine di Roma .
La secessione sociale è in atto: ci tagliano i treni? prendiamo l’aereo low cost!. Alitalia ci ha fatto pagare il pizzo per 50 anni: che fallisca!. E così via…
FFSS e RFI ci trattano come bantù? Cacciamoli!. Servono le Ferrovie Siciliane TAV per unire l’Isola e collegarla al Mondo sviluppando intermodalità e volumi.
Ponte?. Altro che Ponte dei Faraoni, una semplice Dogana ci vuole, in regime fiscale di Zona Franca Regolamentata!. Lo sosteniamo da decenni.
Le multinazionali petrolchimiche ci inquinano impunite e impunibili ed evadono impunite e impunibili le tasse che ci dovrebbero?. Blocchiamole da terra e da mare, hanno 3 giorni di…autonomia.
Cosa fanno? Ci scatenano contro lo Spettacolo neocoloniale con tutte le loro Tv e le loro squadre speciali d’assalto?. Ci siamo abituati.
Oppure ci fanno bombardare tutti dal mare?. Lo hanno già fatto, con tanto di embargo: fin dal 1860-66, quegli anglo-piemontesi che usarono nella corruzione e nel caos pianificati e poi buttarono nel cesso la falsa flag garibaldesca per tenersi la loro Mafia, nei secoli fedele: ruffiana e violenta coi Siciliani e bagascia sifilidica coi Poteri Forti di turno nonché comodo e sopravalutato alibi delle Antimaf professioniste e salottiere, perno nefasto della borghesia compradora isolana. Hic et nunc non possono rifarlo: qui e ora il Mondo c’è.
E così via…
Avete altre soluzioni?. Ce ne hanno lasciate?. Si, una c’è. Emigrare tutti: ma dove?. A Lampedusa?.
La Sicilia c’è da millenni, e il “Regno Millenario” dei Siculi, occultato dalla storiografia ufficiale, vi ha impresso un marchio indelebile: altro che “30 dominazioni”, come leggiamo ancora oggi su ignobili pubblicazioni sponsorizzate distrattamente perfino dalla stessa “Regione”, una Macchina irriformabile gestita de facto da una casta di sciacalli.
E se questa “Regione”, come Ente burocratico, è al capolinea, sia chiaro due volte che st’Italietta nata sgorbia e cresciuta a nostre spese non ci serve: non ci servono né prefetti di ferro, né commissari straordinari. Siamo noi che “serviamo” a Iddhi. Fratelli carissimi, abbiamo dato. E’ Logica, ci vorrà tempo, ma cammina da sola, sulle strade. Possono solo far travestire i nostri bambini da balilla per il 150° di una farsa…Guai ai vinti?.
Col simulacro dello Statuto del 1946 ci resta però una “Carta Morale”, un Fantasma protettivo, che leggittima -nella sua parte economica- una serie di rivendicazioni civili del Popolo Siciliano. Attuali più che mai, a dimostrazione della lungimiranza geniale dei Padri Costituenti.
In particolare, come sosteniamo da decenni, la rivendicazione della sovranità monetaria complementare, figlia del grande Avv. Guarino Amella, che tanto fece imbufalire il presidente della neonata Repubblica italiana Luigi Einaudi.
Mi riferisco, in sintesi, alla logica dell’Art.40, che ho vanamente cercato di spiegare, in questi ultimi anni, anche al presidente Raffaele Lombardo.
“Le disposizioni generali sul controllo valutario emanate dallo Stato hanno vigore ANCHE  nella Regione. È però istituita presso il Banco di Sicilia, finché permane il regime vincolistico sulle valute, una Camera di compensazione allo scopo di destinare ai bisogni della Regione le valute estere provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani.”.
Sorvolando su recenti neofiti della “moneta siciliana” –mi fa piacere, ma niente copyright!- mi limito a constatare che il Banco di Sicilia non c’è più, unico caso di Banca più piccola (Banco di Roma) che mangia una Banca più grande…Fino alle pianificate digestioni in Capitalia prima e in Unicredit poi, che hanno squagliato nell’acido dell’Alta Finanza padana anche le quoterelle siciliane negoziate da quello scellerato e ingenuo di Totò Cuffaro: ci dovranno chiedere perdono in ginocchio!. Lasciamo perdere. E, va da sé, i conti politici, è il caso di dirlo, vanno fatti ormai a Francoforte, con la BCE, e non nell’orto del carcere di Rebibbia ai cui fiori del male rivolgiamo semmai un compassionevole Assabbinirica, che almeno Dio, il Misericordioso, vi Benedica.
Sulla moneta siciliana complementare, socialmente orientata al welfare comunitario, la BCE  non avrebbe de jure nulla da poter obiettare. Chiedere per credere. Tantopiù che “Roma”, ormai, conta solo…debiti, e si alimenta solo di ipocrita retorica patriottarda incardinata in un surreale canovaccio euro-salvifico. Mi basta rilevare che la quota siciliana scorporata, di questo “Debito sovrano”, fino a prova contraria, sospetto non superi il 3% a fronte di un dato demografico che sfiora il 10% (altro che “Patto di Stabilità”!).
Malgrado sprechi e follie i conti pubblici siciliani sono ancora salvabili: ma solo rompendo… gli schemi, e certo non facendo levering sui debiti privati, più o meno presunti, amplificati con metodo nazi-usuraio dalla Serit, che, lo ricordiamo sempre, è una controllata della Riscossione Sicilia S.p.A., che è a sua volta in mano alla Regione Siciliana, al 60%, e all’Agenzia delle Entrate per il restante 40%. Qui Equitalia non c’è.
E, sia chiaro, questa “Regione” non è il sistema-Sicilia, ma solo un Ente, peraltro incapace di computare, a nostro credito sociale, i 9 miliardi annui storicizzati di accise su petrolio&derivati evasi dallo Stato (!) ai danni del sistema-Sicilia. Altro che “terroni parassiti”!.
Il tema, per quanto ci lavoriamo da trentanni, va certamente approfondito, tantopiù che comunque il compromesso moderato -che alimentava in Sicily una devastante macchina clientelare, sostenuto con pianificate trasfusioni del nostro stesso sangue, opportunamente infettato- ha esaurito la sua “spinta propulsiva”. Ed è finita anche questa, QUESTA, “Regione-Zombi”, immane palude burocratica e parassitaria, che si erge ormai come un nemico della Società siciliana.Ma nessuno dovrà essere lasciato solo: la moneta sociale serve a tutti.
Non sono “lamentazioni”, sono Numeri. Numeri chiari, potenti, terrificanti, tantopiù che continuano a ignorarci e denigrarci, sradicarci e drogarci, da 150 anni, da quando ci hanno invasi e annessi buttandoci fuori dalla Storia umana, riducendoci alla condizione di indiani delle riserve, sempre più rapinati ed espropriati di ogni bene faticosamente costruito.

Ora tocca alle nostre case. Gli immobili, con “la terra che accatta terra”, sono stati l’investimento standard: il core business dell’ultima sovranità residua…Quella delle Famiglie.Purtroppo, la solfa ricondita del Reich tedesco l’abbiamo sciarata, intuita, nel 1990. Ventanni persi, e qualcuno gongola ancora per l’Euro che farebbe la guerra al Dollaro…Solo i fatti contano: hanno bombardato e distrutto insieme la Libia Sovrana per impedire a Gheddafi di coniare quella Moneta aurea africana che avrebbe salvato anche noi Siciliani (e, va detto, anche l’Italia intera). Criminali!.

Avanti non possiamo andare. Indietro neanche. E manco fermi possiamo restare…
Come se ne esce?. Secondo una teoria monetaria (proposta da Georg Friedrich Knapp negli anni Venti del Novecento) è definibile DANARO qualunque titolo o cosa che un governo dichiari come accettabile nel pagamento delle Tasse.
In fondo, l’attacco alle case in cui viviamo, alle auto con cui ci muoviamo, ai servizi che siamo costretti a usare…conferisce un valore (che vorrebbero anche rivedere: nuovo catasto, aumento di accise, imposte, IVA ecc.).
In breve: sono valori, socialmente distribuiti, che il Leviatano del “Gratta e Vinci” saccheggia per dare sostanza ai suoi pezzi di carta spacciati per moneta (e ai suoi Debiti coi quali alimenta una spesa corrente necessaria alla sua stessa sopravvivenza di Gelida Macchina).

La moneta, in sè, è già sociale. Un Paese sano se la produce sulla base della sua ricchezza reale e la usa con ragionevolezza poichè ne riconosce il valore.
Il sottostante reale è la nostra ricchezza sociale, per quanto distribuita in forma asimmetrica ecc. e tutto quello che vogliamo: ma pur sempre reale.
Su questa ricchezza reale va fondata una moneta sociale. E’ razionale. Irrazionali sono “Iddhi”.
Ovviamente va demolito il tabù dell’indipendenza delle Banche centrali: la moneta la produce lo Stato (o la Regione virtuosa, o l’Impero…fa lo stesso) per conto dei titolari della ricchezza reale. E la immette in circolazione a costo zero, senza signoraggio, senza interessi…fatte salve le spese effettive. Ovviamente orientando lo sviluppo… la Politica esiste solo se impugna la Leva monetaria e disintegra la Leva fiscale liberando l’energia del Lavoro. Tutto il resto non è Politica, ma “Opra de Pupi”.
In verità le Tasse sono un abuso necessario ad alimentare Banche centrali che vendono pezzi di carta spacciandoli per equivalente generale. Se il Valore è sociale, la Moneta deve essere sociale.
 Al momento, la Questione Siciliana è il “non-detto” della nostra Realtà quotidiana, poiché il Popolo siciliano non ha università, partiti e sindacati di massa, chiese e massonerie, massmedia e banche ecc. che ne rivendichino e costruiscano civilmente il diritto all’Autodeterminazione. Li dobbiamo creare: Nation Building.

Mario Di Mauro-presidente dell’Istituto “Terra e LiberAzione”