“Dal mare color del mercurio,dove l’aria ha l’odore di morte…” @Mario Di Mauro-Terra e LiberAzione 2002/.

(da
ScientificNews 2008).
Subito dopo il secondo conflitto mondiale,
precisamente intorno al 1948, si decide di allocare lungo la costa del
triangolo Priolo-MeliIli-Augusta industrie per la raffinazione del
petrolio e industrie di base chimiche e petrolchimiche. Nel 1979 nella
rada di Augusta si verificarono ripetute morie di esci. 
Nel 1980
nell’ospedale Muscatello si registro un aumento del numero dei nati con
malformazioni congenite rispetto agli anni precedenti. Le suddette morie
di pesci, messe in relazione all’aumento delle micro-alghe nell’area
portuale, fecero sospettare che il fenomeno potesse essere collegabile
all’attività industriale: le stesse (morie) portarono ad un processo
penale con sentenza di condanna (Giudice Condorelli) ma furono
frettolosamente archiviate dalla classe politica. In relazione alle
malformazioni, il
Pretore di Augusta sollecitò il Ministero della Sanità ad inviare una
Commissione d’inchiesta, la quale decise di mettere sotto controllo i
nati con malformazioni, facendo entrare la provincia di Siracusa in un
programma di monitoraggio I.P.I.M.C. (Indagine Policentrica Italiana
Malformazioni Congenite). Ad oggi, siamo in possesso di 24 anni di dati
sulle malformazioni congenite della provincia di Siracusa.
I dati
del Centro nascite di Augusta dimostrano un aumento progressivo del
numero di nati con difetti congeniti; si passa daIl’1,5% del 1980 al 3%
dei primi anni ’90, al 3,5% del triennio ’96-’98 fino ad un picco del
5,6% dell’anno 2000. I dati regionali dal 1990 al 1998 per la Sicilia
Occidentale sono 2,12%, per la Sicilia Orientale 2,16% e per la
Provincia di Siracusa 3,12%.
A causa
di un ormai palese aumento di determinate patologie tumorali, nel 1980
sempre il pretore Condorelli ritenne necessaria una indagine
epidemiologica sulle cause di morte. Il periodo preso in esame andò dal
1951 a tutto il 1980. Risultò inequivocabilmente che vi era stato un
progressivo aumento della mortalità per tumore: dall’8,9% del
quinquennio ’51-55 al 23,7% del quinquennio ’76-80, con punte del 28%
nel ’78 e del 29,9% nel 1980. La comparazione fra maschi e femmine
metteva in evidenza che l’aumento riguardava essenzialmente i maschi e
nello specifico il tumore del polmone che passava dal 9,1% del
quinquennio ’51-’55 al 36,7% del quinquennio ‘76-80 dei casi di morte
per tumore. Nelle donne percentualmente il tumore del polmone
rappresentava stabilmente circa il 5% (4,1% nel
quinquennio 76-80).
Due
studi, uno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed uno dell’ENEA,
sulle “aree ad alto rischio di crisi ambientale” che coprono un periodo
il primo dal 1981 al 1994 ed il secondo dal 1995 al 1999, eseguiti con
la stessa metodologia adoperata per la perizia richiesta pretore
Condorelli confermano quanto già rilevato. O.M.S. (Organizzazione
Mondiale della Sanità): “[…] nell’area di Augusta-Melilli-Priolo i
risultati mostrano un profilo di mortalità differente per i due sessi.
Si registrano, infatti, eccessi significativi concentrati nelle zone più
vicine al petrolchimico, solamente per gli uomini; nelle cause tumorali
e nel tumore polmonare, mentre tra le donne non si registrano eccessi
di mortalità. Inoltre il rischio di contrarre un tumore polmonare,
sempre negli uomini, è in aumento per le generazioni più giovani, fatto
che fa prevedere il
persistere di richi elevati per gli anni futuri”. ENEA (I’ analisi
condotta prende in considerazione sei Comuni aggregati fra loro
-Augusta, Priolo, Melilli, Siracusa, Floridia e SoIarino). Anche in
questo lavoro viene messo in evidenza come nella popolazione maschile
dell’area vi sia un aumento dei tumori alla trachea, bronchi e polmoni
(Tab. 6). In particolare, nel triangolo industriale
Augusta-Priolo-Melilli. Nell’ambito dei tumori polmonari il mesotelioma
della pleura risulta aumentato del 291% (Tab. 8). Gli autori così
concludono: “Per l’etiologia multifattoriale dei tumori di trachea,
bronchi e polmoni, gli eccessi di mortalità riscontrati possono essere
il riflesso di altri tipi di esposizione professionale o ambientale a
vari inquinanti, oltre che la conseguenza di abitudini di vita personali
quali il fumo di sigaretta”. Per quanto riguarda l’etiologia delle
cause tumorali un notevole ruolo è rappresentato dalle polveri
disperse in atmosfera dai camini industriali. Esse possiedono la
capacita di veicolare all’interno dell’organismo, attraverso il polmone,
ogni sorta di sostanza inquinante presente in atmosfera per il fenonemo
dell’assorbimento. Esse infatti si arricchiscono Incorporando ogni tipo
dì sostanza sospesa nell’aria diventando così veri e propri concentrati
di tossici che possono depositarsi al livello delle prime vie
respiratorie o addirittura all’interno del polmone quando le dimensioni
sono comprese tra i 5 e i O,5µ. Sempre a proposito di polveri sospese e
di ricadute di sostanze tossiche sul territorio circostante l’area
industriale, nel 1981 l’Osservatorio Meteorologico di Brera ha
effettuato un analisi dell’area industriale compresa fra Augusta e
Siracusa. Sempre per quanto riguarda le polveri sospese, causa la
direzione dei venti prevalentemente nord-sud, la principale ricaduta è
su Belvedere, Città Giardino, cui seguono
nell’ordine Priolo, Melilli e Augusta.
I nuovi insediamenti proposti, tutti ricadenti nel territorio di Augusta,
1) Enel Tifeo (trasf. a carbone)
2) Termovalorizzatore per rifiuti urbani (500.000 tonnellate/anno) ditta Tifeo Energia Ambiente s.c.p.a.
3) GESPl (aumento potenzialità incenerimento da 15.000 a 70.000 tonnellate/anno per tossici e nocivi)
4) Piattaforma Polifunzionale (ditta Oikothen S.C.a.r.l.) per il trattamento di rifiuti industriali speciali e pericolosi.
5) UNICEM (ampliamento)
potrebbero
avere, come ulteriore conseguenza, un notevole aumento nell’ambiente dì
polveri so spese, di metalli pesanti, di diossine, di tossici quali
monossido di carbonio, ossidi di azoto; anifride solforosa, acido
cloridrico e fluoridrico, idrocarburi policiclici aromatici, composti
organici volatili. 
Per il meccanismo etiopatogenetico sopra descritto
ciò comporterà inevitabilmente un ulteriore aumento delle malattie al
allergiche e respiratorie, delle malformazioni congenite e delle
patologie tumorali che più dettagliatamente saranno descritte nel
proseguo di questo documento. La dichiarazione di area ad elevato
rischio di crisi ambientale, che comprende i comuni di Augusta, Priolo,
Melilli Siracusa, Floridia, Solarino, è stata deliberata nel dicembre
del ’90. Il Piano di Risanamento è stato approvvato con il DPR 17.1.95.
Le aziende interessate sono: Raffineria
Esso, Raffineria ERG nord (ex Montedison – Praoil – Agip), Polimeri
Europa, Syndial, Raffineria ERG sud, Raffineria Sasol (ex Condea, ex
Enichem Augusta SpA – produzione paraffine e alkilati) impianto
gasificazione e cogenerazione Isab Energy, Centrale Enel Tifeo Augusta,
Centrale Enel Priolo, Sardamag (fabbrica magnesite), Cementeria Augusta,
Depuratore Reflui industriali e civili IAS. 
Le cause del degrado del
rischio erano e sono ancora:
a)
Depauperamento della falda idrica -a causa dei massicci emungimenti da
parte delle aziende del polo petrolifero- con abbassamento del livello
piezometrico di centinaia di metri (punte di 200 metri) rispetto al suo
livello iniziale e conseguente intrusione di acqua di mare che ha
innalzato la salinità delle acque e reso inutilizzabili molti pozzi;
b) Degrado della qualità dell’aria per la massiccia presenza di macro e micro inquinanti emessi dalle industrie;
c)
Frequenti fenomeni di inversione termica, formazione di smog per la
fotosintesi di ozono e idrocarburi, presenza di polveri organiche e
inorganiche;
d)
Esistenza in zona altamente sismica di diversi impianti a rischio alcuni
dei quali a stretto contatto con l’abitato di Priolo) con stoccaggio di
migliaia dì tonnellate di idrocarburi gas, rifiuti, ecc;
e) Elevata produzione di rifiuti, circa 170.000 tonnellate annue (di cui 1.300 ton./altamente pericolose);
f)
Presenza sul territorio di numerose discariche abusive di
tossico-nocivi, speciali e urbani. Assoluta carenza di discariche idonee
per il corretto smaltimento delle varie tipologie di rifiuti;
g)
Esistenza di una questione “sanitaria” per gli ormai conclamati effetti
che l’inquinamento ambientale ha sulla salute delle popolazioni.
Ad, oggi
gli interventi previsti dal Piano di Risanamento Ambientale, esclusi
quelli a carico dei privati per l’adeguamento degli impianti alle norme
di legge non sono stati effettuati. Anzi si teme, per il prossimo
futuro, l’inserimento dì uno o più impianti di smaltimento e di
incenerimento nel contesto dell’area dichiarata ad elevato rischio di
crisi ambientale, come su indicato, cosa inammissibile sotto ogni
profilo. Il Piano di Risanamento è stato redatto con il fine di ridurre
gli impatti neq ativi dell’alta concentrazione industriale e per
depotenziare i rischi costituiti dagli impianti e dagli stoccaggi.
La
situazione, dal novembre 199O ad oggi, non è mutata se non per
l’emergere di nuove emergenze e disastri (dall’amianto alla diossina,
dal terremoto alle vittime degli incidenti del 2000, dai malformati ai
morti per tumore).
Al fine
di non sottovalutare Il grave e permanente stato dì inquinamento
dell’aria, occorre tenere ben presente che nel corso dell’anno 2003,
come si evince dal rapporto annuale della Provincia Regionale di
Siracusa sulla qualità dell’aria, i livelli di intervento di cui al D.A.
888/17 del 18/11/93 per SO2 (400 µg/m3 allarme –600 µg/m3 emergenza) e
O3 (200 µg/m3 allarme – 300 µg/m3 emergenza) sono stati superati
rispettivamente 21 e14 volte. Inoltre i superamenti della soglia dei
valori medi su 3 ore (dalle 06.00 alle 09.00) di 200 µg/m3 per gli
idrocarburi totali escluso il metano (NMHC), sono stati complessivamente
428. Ancora dall’analisi dei Rapporti annuali degli ultimi 15-20 anni,
emerge una situazione sostanzialmente analoga, con un equivalente numero
dl situazioni di allarme/emergenza, di giornate in cui si supera il
livello dl attenzione per gli
idrocarburi e la costante casistica del superamento di soglia per ozono
in contemporanea presenza di idrocarburi non metanici oltre il limite
di 200 µg/m3. Spesso situazioni di tale gravità assumono anche aspetti
drammatici come nella giornata dello scorso 7 aprile a Priolo e ad
Augustà e del 4 novembre a Melilli. Il giorno 20.11.04 a Melilli, per
protestare contro i continui fenomeni di nubi tossiche che investono i
comuni di Augusta, Priolo e Melilli, si è svolta una manifestazione
popolare a cui hanno partecipato migliaia di cittadini, i sindaci dei
comuni dell’area industriale ecc. La situazione dell’inquinamento
ambientale della zona è ben nota ed il “sito Priolo” con il quale
termine si intende il territorio dei comuni dell’area a rischio è tra
quelli di interesse nazionale per la bonifica dei siti inquinati. Nella
relazione della Commissione Ambiente del Senato la 13° commissione
Ambiente del senato, dopo le visite effettuate
nelle aree industriali del Paese, nel suo “DOCUMENTO CONCLUSIVO
DELL’INDAGINE CONOSCITIVA SULLA SITUAZIONE AMBIENTALE DI PORTO MARGHERA E
LA BONIFICA DI SITI INQUINATI” –approvato all’unanimità il 23.07.02–
afferma a proposito dell’area Augusta-Priolo-Melilli: “purtroppo
fenomeni recenti quali quelli avvenuti all’interno degli impianti che
sono costati la vita ad alcuni lavoratori e dato vita anche a
commissioni d’indagine del Ministero dell’ambiente (la Commissione
guidata dal professor Clini ha ritenuto necessario predisporre un esame
epidemiologico sulla popolazioni, predisporre piani di sicurezza di
prevenzione dell’inquinamento diffuso e delle falde idrichè) e,
soprattutto, la recente individuazione in un pozzo di irrigazione della
presenza di idrocarburi dimostra come i siti di Priolo
e Augusta, non siano più un’area a rischio di crisi ambientale ma
un’area in crisi ambientale per cui si rendono indispensabili interventi
legislativi e finanziari che consentano di affrontare con tempestività
la drammatica emergenza”.
Come si
può facilmente desumere dagli studi epidemiologici condotti
dall’Istituto Superiore di Sanità, dall’OMS, dall’ENEA e dal Registro
delle Patologie della ASL N. 8 di Siracusa, il pessimo stato di salute
delle popolazioni residenti nei comuni dell’area a rischio è
strettamente correlabile alla situazione di grave inquinamento
ambientale. Già nel 1994 l’indagine condotta dall’OMS per conto del
Ministero dell’Ambiente dice a proposito dell’area a rischio
Augusta-Priolo-Melilli: “Annualmente, la morte di circa 27 uomini è
associata alla residenza nell’area. La discrepanza –in termini di
mortalità generale- tra i due sessi depone contro un ruolo di fattori di
rischio nell’ambiente generale. La zona è sede di una concentrazione
industriale. All’eccesso di morti viene dato il contributo più
importante dalle morti per tumore maligno. Una
eziologia professionale è plausibile per i tumori polmonari e
vescicali, ma in misura molto minore per quelli del colon retto
(aumentati nei due sessi) e prostatici”. Negli anni 1990-94
l’Organizzazione mondiale della sanità ritrovava tra la popolazione
residente nei comuni nel raggio di 39 chilometri dell’area
Augusta-Priolo, eccessi di mortalità tra gli uomini per tutte le cause
tumorali pari all 10% in più rispetto alla media regionale (1127 casi
osservati, contro i 1024,5 attesi). In particolare, per il tumore
polmonare l’eccesso era pari a circa il 20%(340 casi osservati, rispetto
ai 284,3 attesi) e significativo era anche l’eccesso per il tumore alla
pleura (più del doppio, con 17 casi osservati). L’analisi dei trend
temporali dal 1981 al 1994 metteva in evidenza un aumento degli eccessi
rispetto ai riferimenti nazionali, sia per la mortalità generale
che per alcune patologie, come tutti i tumori, e il tumore polmonare;
in particolare gli eccessi di mortalità per tumore pleurico
raddoppiavano per gli uomini e triplicavano per le donne. Per quanto
riguarda gli studi generazionali, sia per le donne che per gli uomini,
si rilevava per la mortalità per tumori polmonari un rischio cumulativo
quasi raddoppiato dalla generazione del 1920 a quella del 1940 (dal
3,35% al 6,58%),. fatto che, come dichiarato nello stesso studio “fa
prevedere il persistere di rischi elevati negli anni futuri”.
Nel
febbraio 2003 la commissione d’indagine inviata dal Ministero
dell’Ambiente a seguito del cosiddetto scandalo del “mercurio nei
tombini”, scaturita dall’inchiesta della Magistratura siracusana
denominata “Mare Rosso”, rendeva noti i dati di ENEA Biotec-Med relativi
all’aggiornamento 1995-1999 sullo stato della salute delle popolazioni
dell’area Augusta-Priolo e dai quali emergeva che nella popolazione
maschile residenti nei sei comuni dell’area a rischio era in eccesso sia
la mortalità generale (3%) che la mortalità per tumori della trachea,
bronchi e polmoni (16%), della pleura (202%, duecentoduepercento) e per
malattie del sistema nervoso e degli organi dei sensi (36%). Nelle donne
l’eccesso statisticamente significavo riguardava la cirrosi epatica
(28%). I dati relativi al sottoinsieme dei tre comuni di
Augusta-PrioIo-Melilli stabilivano un ancor
maggiore eccesso della mortalità maschile per tumori (14%), tra cui
spiccano quelli della trachea, bronchi e polmoni (30%), della pleura
(291%) e del peritoneo (227%). Nelle donne l’eccesso riguarda ancora la
cirrosi epatica (64%). Qualche mese più tardi l’ASL N. 8 di Siracusa
produsse –in collaborazione con l’Università di Catania- un nuovo
Atlante delle Patologie dal quale si può rilevare che la mortalità per
tutti i tumori nella provincia di Siracusa nel triennio 2000-2002 è
aumentata del 7% rispetto al quinquennio 1995-1999. Nel distretto di
Augusta si sono registrati scostamenti significativi in rapporto agli
standard regionali con valori dei tassi standardizzati –nella
popolazione maschile- superiori alla media nazionale. Contribuiscono a
questo ulteriore peggioramento sia i tumori del polmone sia quelle
neoplasie che ammettono fattori eziologici professionali, tra le quali i
tumori epatici, pancreatici, encefalici, pleurici e i
linfomi non Hodgkin. Come su accennato, il dato sulle malformazioni
neonatali è talmente noto e preoccupante da aver determinato
l’intervento di varie Istituzioni. Dal 1980 cominciano le prime
segnalazioni di nascite di bambini malformati: in quell’anno su 600 nati
si ebbero 13 bambini con malformazioni congenite di diverso tipo, di
cui sette non sono sopravvissuti. Scattò l’allarme, visto il sospetto
effetto teratogeno delle scorie tossiche industriali, per cui il
Ministero dell’Ambiente istituì nell’ospedale di Augusta un Centro di
monitoraggio. Dal 1980 al 1989 la percentuale dei nati malformati ad
Augusta è stata dell’1,9% (140 casi su 6984 nati), contro una media
nazionale dell’1,54% e una percentuale per l’Italia meridionale
dell’1,18%. Nel decennio successivo, dal 1990 al 2000, la percentuale ad
Augusta aumenta fino ad una media dell’intero decennio del 3,12% (221
casi di malformati su 6945 nati), con un picco nell’anno
2000 con il 5,6% dei nati malformati. Nell’anno 2001 si sono avuti 22
casi di malformati su 573 nati (3,5% dei nati).
Da un
raffronto tra i dati di Augusta e quelli del registro siciliano per la
Sicilia orientale, circa le singole malformazioni, risulta un eccesso ad
Augusta per quanto riguarda le cardiopatie congenite (235 per mille ad
Augusta, contro il 196 del resto dell’area) e l’apparato urinario (59
per mille contro il 46). Ad augusta risulta un eccesso anche per quanto
riguarda le malformazioni genitali: negli anni 1980-89
interessavano il 214 per mille dei nati (quando la media nazionale era
dei 100 per mille), mentre nel decennio 1990-2000 i casi sono aumentati
al 303 per mille. In particolare, tra le malformazioni dell’apparato
genitale, l’ipospadia. nel periodo 1990-’98 in Augusta ha interessato
132 per mille dei nati, contro un 79 per mille nella Sicilia Orientale.
L’inchiesta in corso della Magistratura siracusana, la cui prima parte
si è conclusa con la conferma dei dati che avevano destato l’allarme
(5,6% nell’anno 2000), prosegue alla ricerca di nessi causali e
responsabili. I dati fin qui elencati pertanto rappresentano una
minaccia alla salute del cittadino.
La
sentenza n. 5172 emessa dalla Corte Suprema di Cassazione a Sezioni
Unite il 6.10.1979, che riconosce il diritto alla salute garantito
dalI’art. 32 della Costituzione italiana (“la Repubblica tutela la
salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della
collettività, ..”) quale posizione soggettiva giuridicamente tutelata,
ha ritenuto che tale valore debba prevalere sugli altri interessi con
esso confliggenti. Dette Sezioni Unite hanno avuto più volte occasione
di riconoscere la configurabilità del diritto alla salute e la sua
tutelabilità davanti al giudice ordinario.
Possono
essere citate in particolare le sentenze 3164/1975 (Foro it., 1976,1,
385) e 1463/1979 (ivi, 1979,1, 939), con le quali le dette
configurabilità sono state affermate con riferimento a fatti di temuto
inquinamento ambientale. Ciò importa che la salute, oltre e prima che
essere oggetto di cura e di intervento da parte della collettività
generale (in quanto la mancanza di essa anche in un solo componente la
collettività potrebbe costituire pericolo o peso per tutti gli altri
componenti), è protetta in via primaria, incondizionata e assoluta come
modo di essere della persona umana. La protezione si estende cioè alla
vita associata dell’uomo nei luoghi delle varie aggregazioni nelle quali
questa si articola e, in ragione della sua effettività, alla
preservazione, in quei luoghi, delle condizioni indispensabili o anche
soltanto
propizie alla sua salute: essa assume in tal modo un contenuto di
socialità e di sicurezza, per cui il diritto alla salute, piuttosto (o
oltre) che come diritto alla vita e all’incolumità fisica, si con figura
come diritto all’ambiente salubre. Quanto al tipo di protezione, è
evidente che si tratta di una tecnica giuridica di tipo garantistico,
che è poi quella propria dei “diritti fondamentali” o “inviolabili”
della persona umana. Si tratta, cioè, di tutela piena che si concreta
nell’attribuzione di poteri di libera fruizione di utilità e di libero
svolgimento di attività, di esclusione degli ostacoli che all’una o
all’altro si frappongano da parte di chicchessia. L’intervento
dell’autorità pubblica, in tema di salute, non può essere che
promozionale o coadiuvante. Vista la Costituzione Italiana che così
recita: articolo 41: “L’iniziativa
economica privata è libera. Non può svolgersi in maniera da arrecare
danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
Visto il
Trattato Costitutivo della Comunità Europea che all’articolo 174 comma
2, individua come prioritaria, tra gli obiettivi della comunità, “la
protezione della salute umana fondata sui principi della precauzione e
dell’azione preventiva”.