Ascari a Vostra insaputa! Ovvero Indipendenza o Autonomia!

Voglio dedicare questo mio pensiero
domenicale a molti amici virtuali e non
che a loro insaputa sono
dei veri e propri Ascari!
Certamente non mi tirerò le
simpatie di qualcuno, mi potranno criticare anzi
sicuramente sono
certo che lo faranno, ma io non me la prendo perché li

considero Ascari di adozione del sistema! Questa è la mia
opinione e io la
esprimo! Quindi allo stato attuale potete
essere Ascari del sistema a vostra insaputa,
e la cosa non mi
lascia per nulla sorpreso, o siete diventati Ascari per le
condizioni imposte dal sistema di cui siete figli! Quando mi
riferisco al
sistema mi riferisco al sistema Itaglia che è
figliastra del sistema Europa.

Oggi tutti parlano di rivoluzione,
anche il neo Presidente della Regione Siciliana, eletto con i
consensi di una minoranza ne parla e festeggia il suo “revolution
day”!
Vorrei sbagliarmi, ma credo, che per i
Siciliani non sia cambiato nulla.
Prima di continuare a scrivere è
d’obbligo fare una premessa, così chi mi legge potrà
decidere se continuare o no: io sono indipendentista e voglio la
“Sicilia Nazione Sovrana”.
“ma chistu è pazzu!”
penseranno in molti o forse no.
Bene pazzo per me è un
complimento, dal momento che nella storia molti
additati come
pazzi alla fine si scoprì avessero ragione! Vorrei ricordare

nomi come Niccolò Copernico e Galileo Galilei, che con
le loro
teorie rivoluzionarie ( e cioè che la Terra gira
attorno al Sole) quindi destabilizzanti “ il sistema”,
furono
definiti pazzi ed eretici perchè andavano contro la “filosofia
naturale aristotelica”
(con la terra ferma e il sole che le
gira intorno).
Oggi tutti sanno che è la terra a girare
intorno al sole e non viceversa.
Dopo questa breve introduzione ,
passiamo  alle premesse ed alle altre
verità storiche
che riguardano la nostra terra di Sicilia, verità che molti
Siciliani
hanno dimenticato o che addirittura sconoscono. Non vi
nascondo che io stesso
disconoscevo alcune cose accadute in
Sicilia, pertanto è arrivato il momento di tirar fuori la

testa dalla sabbia e dire le cose come stanno. Per prima cosa
voglio puntualizzare
che l’Italia non è una Nazione ( e
mai lo sarà) ma uno Stato.

Perchè questa
differenziazione?
Ve lo spiego subito! Così ci chiariamo le
idee una volta per tutte. La differenza tra Stato e Nazione non è
cosa di poco conto!
“Lo Stato è un ordinamento
giuridico politico che a fini generali esercita il potere sovrano
su
un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti. Esso
comanda
anche mediante l’uso della forza armata, della quale
detiene il monopolio
legale” .
La Nazione (dal latino natio) invece
può riferirsi ad una comunità di individui
che
condividono alcune caratteristiche comuni quali la lingua, il luogo

geografico, la storia ed un governo.

In Sicilia condividiamo il luogo
geografico ben delimitato da confini naturali, una lingua e una
storia millenaria diversa dagli altri popoli italici.
Siamo una Nazione a tutti gli effetti
ma ci manca lo “Stato “ giuridico ! NAZIONE “SENZA STATO”.
Vogliamo sfatare alcuni luoghi comuni
sui Siciliani con delle verità
storiche?
Torniamo alla
definizione di Stato: “Esso comanda anche mediante l’uso della
forza armata”.
Vogliamo ignorare quante volte lo
Stato Italia si è fatto forte di questa prerogativa in

Sicilia intervenendo con le forze militari a sedare rivolte
popolari?
Vogliamo parlare ad esempio della strage di Bronte (
Agosto 1860), dove Nino Bixio con un battaglione di garibaldini, per
ordine dello stesso Garibaldi e di Crispi , inviato a sedare una

rivolta popolare fece giustizia sommaria di 5 Brontesi, allo
scopo di difendere i diritti dei latifondisti Inglesi ai quali
appartenevano quei territori eredidati dall’ ammiraglio Nelson.

Ancora, il 1 Gennaio 1862 la popolazione di Castellammare del
Golfo ,
scende in piazza al grido “abbasso la leva a morte i
“Cutrara”, per protestare
contro la leva obbligatoria
imposta dal nuovo Regno d’Italia e contro i “Cutrara”
i
ricchi, cioè, che pagavano per essere esentati dalla leva. La
reazione italiana fu
terribile: il 3 Gennaio del 1862, nella
piazza di Castellammare del Golfo
furono fucilate, per ordine del
Generale italiano Pietro Quintino, sette
persone accusate di
connivenza con i “briganti” ovvero con i lealisti borbonici

e tra queste sette persone, anche una bambina di soli nove anni
Angela
Romano.
Vogliamo parlare della Rivolta del sette e
mezzo? Questa sollevazione
popolare avvenuta a Palermo dal 16
al 22 settembre 1866 così chiamata proprio
perché
durò sette giorni e mezzo,  fu il risultato della
crescente miseria della
popolazione, del colera con le sue 53
000 vittime, dell’integralismo dei funzionari
statali, che
consideravano “quasi barbari i palermitani”, delle
pesanti misure
poliziesche e vessatori balzelli introdotti.
Migliaia di persone insorsero.
Quasi 4.000 rivoltosi assalirono
prefettura e questura, uccidendo l’ispettore generale del Corpo

delle Guardie di Pubblica Sicurezza. La città restò
in mano agli insorti e la
rivolta si estese nei giorni seguenti
anche nei paesi limitrofi, come Monreale
e Misilmeri: fu stimato
che in totale gli insorti armati fossero circa 35.000
in
provincia di Palermo. Negli scontri di quei giorni persero la vita
ventuno
carabinieri e dieci guardie di pubblica sicurezza.
Palermo per sette giorni
rimase così in mano ai rivoltosi.
Il governo italiano decise di proclamare lo
stato d’assedio
adottando contro il popolo palermitano una dura
repressione, con
rappresaglie, persecuzioni, torture e violenze. Per sedare la rivolta
intervennero
l’esercito italiano comandato da Cadorna e i fanti
del reggimento San Marco mentre le navi della Regia Marina e quelle
inglesi bombardarono la città.
Molti rivoltosi furono arsi
vivi, e Palermo distrutta fu riconquistata da circa 40.000 soldati.

Oltre 1.000 Siciliani persero la vita
tra quelli morti negli scontri e quelli giustiziati
successivamente.
Infine tornando a un passato più recente
ricordiamo i fatti accaduti dal 1943 al 1947, quando

l’indipendentismo siciliano avrà un altro periodo di
lustro con la nascita del separatismo
e la creazione di una
repubblica isolana.

Andrea Finocchiaro Aprile, leader del
Movimento Indipendentista Siciliano ed Antonio Canepa,
comandante dell’EVIS, caduto assieme ai suoi uomini in una imboscata
il 17 giugno 1945 furono l’espressione e la risposta alla
crescente «repressione coloniale italiana».
Per
continuare la lotta armata, Concetto Gallo,successore di Canepa
arruolo’ anche gli uomini di Salvatore Giuliano, e il cosìdetto
gruppo dei “Niscemesi”.
E’ in questo periodo che
viene collocata anche la sanguinosa strage del Pane detta anche
strage di Via Maqueda quando i militari di un plotone dell’Esercito
italiano – appartenenti al 139º reggimento
fanteria della
Divisione Sicurezza Interna “Reggio” (ex Sabauda) –
spararono
davanti Palazzo Comitini (allora sede della prefettura
e oggi della provincia)
e lanciarono due bombe a mano contro una
folla di civili che protestavano per
Il drammatico bilancio
dell’eccidio fu di almeno 24 morti e ben 158 feriti,
tra cui
donne e bambini. Furono deferiti al tribunale militare un
sottotenente
tre sottufficiali e 21 soldati, ma nel 1947 la
sentenza derubricò le accuse a ”
eccesso colposo di
legittima difesa”. Fu però un episodio che aumentò
le
simpatie per il separatismo siciliano e accelerò la
nascita dell’EVIS.
Fu la prima strage nell’Italia liberata
dal fascismo.
Il separatismo a metà degli anni quaranta
coinvolse tutta l’isola, ma andò
scemando con la
concessione dell’Autonomia speciale del 1946 che l’Italia diede
alla
Sicilia fino a scomparire nelle elezioni regionali del 1951.
Questo
ci deve fare riflettere perchè lo Statuto d’Autonomia
concesso dal re Umberto II di Savoia fu un’operazione
propagandistica elettorale che poneva fine alla guerra tra i
separatisti e l’esercito italiano e allo stesso tempo mirava a
cogliere consensi per il prossimo Referendum istituzionale del 2
Giugno 1946 ( Stato Italiano: Repubblica o Monarchia) e pertanto
deve essere considerato solamente lo strumento dato per placare le
istanze separatiste .
L’autonomia concessa è rimasta
solamente nella carta, seppellita e mai attuata nei suoi articoli
fondamentali che ci dovevano rendere con un’amministrazione
parallela a quella italiana uno Stato nello Stato.
Un esempio
sono le accise sui carburanti, tassa non dovuta, per noi danno oltre
la beffa: paghiamo la benzina più cara d’Italia.
In
conclusione 151 anni di falsa unità hanno portato la Sicilia
ad uno stato di
sudditanza, servilismo ed abbandono ,subcolonia
della colonia italiota e tutta la classe politica Siciliana ne è
complice.
La campagna elettorale per le regionali 2012 ha ripreso
i temi dell’autonomia ( come d’altra parte era successo per quelle
del 2008) e a me sembra essere la fotocopia mal riuscita dei temi
del ’46… pura demagogia per diluire le istanze separatiste dal
momento che lo Statuto in vigore è stato svuotato di quei
contenuti giuridici che ne erano alla base; come conseguenza naturale
viene meno la natura pattizia che poneva Italia e Sicilia come due
Stati/Nazione confederate quindi chiederne
l’applicazione non
basta.
La Sicilia è una Nazione con
storia, cultura e lingua proprie e posso affermare senza timore di
smentita che la Sicilia non raggiungerà il suo massimo
sviluppo culturale
sociale ed economico, qualora essa continuasse
a far parte del sistema statale
italiano o non avesse una propria
architettura statale indipendente e sovrana.
Mai come adesso è
necessario svegliarsi, rimettersi in piedi e disintossicarsi dal
processo di italianizzazione che ci propinano da 150 anni!
Picciotti
sveglia! La Sicilia non è Italia e non lo sarà mai! Non
possiamo permetterci di restare in uno stato che
non ci
appartiene che ci massacra e che ci trascinando irrimediabilmente
in un baratro senza fine.
Studi sociologici dimostrano che gli
individui hanno paura dei cambiamenti sociali; tuttavia ritengo che
non bisogna avere paura: da soli possiamo farcela molto meglio che se
restiamo allo stato di subcolonia. Come dice un nostro vecchio
proverbio “ chiu’ scuru ‘i mezzanotti non poti essiri”.
Picciotti
sveglia! Non abbiamo bisogno dell’Itaglia non abbiamo bisogno di fare
scuola di politica per governarci non abbiamo bisogno dei vecchi
politici possiamo fare benissimo da soli Li dobbiamo mandare tutti
a casa o li dobbiamo rottamare come va di moda adesso, perché
sono proprio loro gli artefici delle disgrazie del popolo Siciliano.
Tutti a casa!
Purtroppo il modello sociale italiano
che non abbiamo scelto e il processo di italianizzazione che abbiamo
subito, ci porta a una forma di Ascarismo subcosciente!
Picciotti sveglia!
Fate una attenta analisi di coscienza
e interrogatevi su cosa siete:
se siete Indipendentisti non basta
fermarsi a chiedere l’applicazione dello Statuto tanto l’autonomia
non esisterà più con il nuovo modello sociale che sta
per essere varato con della riforma dell’articolo V della
Costituzione.
Adesso si è ad un bivio bisogna
che scegliate la strada che si vuole percorrere.

L’autonomia è la morte
del progetto indipendentista”
Non cadiamo in questa trappola:
l’autonomia non è assolutamente il passo obbligatorio per
arrivare all’indipendenza! Lo sappiamo da quasi 70 anni… serve solo
a diluire e a soffocare!
Abbiamo una sola alternativa:
INDIPENDENZA!
Palermo 11 Novembre 2012

Giorgio
Valentino