PERCHE’ IL 4 DICEMBRE IO VOTO NO

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La riforma costituzionale Renzi- Boschi sostenuta dallo stesso Matteo Renzi e anche dall’ex presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano introduce alcuni cambiamenti

  1. Abolizione del bicameralismo paritario
  2. Abolizione del Cnel
  3. Riduzione del numero dei parlamentari
  4. Modifica del quorum x l’elezione del presidente della repubblica
  5. Triplicazione del numero necessario di firme per proporre leggi di iniziativa popolare

Innanzitutto questa riforma presenta difetti di legittimità dal momento che è stata prodotta da un parlamento con una legge elettorale ( Porcellum) dichiarata incostituzionale e con l’apporto decisivo e determinante di parlamentari eletti con un premio di maggioranza illegittima.

A tal proposito il professor Alessandro Pace, presidente comitato x il No, nel corso di una conferenza stampa alla camera: questa riforma è eversiva della nostra costituzione: violare consapevolmente la sentenza della corte costituzionale che abrogava il Porcellum è qualcosa di incredibile”

IL SENATO VIENE ABOLITO? NO

Esisterà ancora ma non sarà eletto dai cittadini.

GARANTISCE POLITICI PIU’ ONESTI ? NO

Questa riforma determina l’immunità parlamentare per i nuovi membri del senato non più eletti durante le elezioni politiche  dai cittadini. Quindi Consiglieri Regionali e Sindaci avranno l’immunità. Non potranno  essere intercettati, perquisiti ed arrestati senza l’autorizzazione che voteranno loro stessi con i loro colleghi.

CI SARA’ UN ENORME RISPARMIO? NO

La riduzione del numero dei parlamentari  produrrebbe una riduzione dei costi solo del 20%, cifra molto piccola per  le tasche degli Italiani e soprattutto, noi ci chiediamo perchè non si dimezza anche il numero dei deputati alla camera? Perché non ridurre i costi degli apparati? La sola Presidenza del Consiglio ha più addetti del Senato e costa di più per una schiera di consulenti strapagati e scelti discrezionalmente , la maggior parte senza concorso pubblico, in spregio dell’art. 97 c. 3 della Costituzione.

LE LEGGI SI FARANNO PIU’ VELOCEMENTE ? NO

Il bicameralismo paritario non  sarebbe superato bensì genererebbe conflitti di competenza tra stato, regioni, camera e senato!

Il Senato non rappresenta le autonomie ( come si vuole far credere)  ma solo i Consigli Regionali che scelgono i Sindaci della loro Regione a insaputa degli altri Sindaci. Quindi si passa da un bicameralismo paritario a un bicameralismo pasticciato e confuso, quando si poteva passare a un sistema monocamerale cioè a un Senato come Bundesrat tedesco ovvero il Senato Francese dove sono veramente rappresentate le autonomie o quello Spagnolo espressione delle comunità autonome e dei cittadini, con prevalenza di quest’ultimi.

I cittadini residenti all’estero saranno privati del diritto di rappresentanza su tutte le materie di competenza del nuovo senato come ad es. le modifiche costituzionali e la legislazione europea,  in virtù del rifiuto del governo a considerare la circoscrizione estero come un territorio che potesse eleggere i propri rappresentanti al pari delle Regioni italiane.

La “revisione del titolo V” – enunciata in modo formalistico e di minore impatto mediatico rispetto alla “riduzione del numero dei parlamentari”, al “contenimento dei costi”, alla “soppressione del CNEL” – contiene in realtà una radicale inversione di rotta rispetto al ruolo delle autonomie regionali e locali, che appaiono sostanzialmente subordinate allo Stato centrale.

Si registra il netto ridimensionamento complessivo del ruolo legislativo regionale, con un notevole ampliamento dell’elenco delle materie di legislazione esclusiva statale.

Questa riforma nasconde  e realizza un disegno  fortemente neo centralistico, che tradisce il principio fondamentale sancito dall’art. 5. E tale nuovo disegno viene realizzato senza la necessaria e chiara esplicitazione, anche nei confronti dei cittadini, senza un mandato popolare forte, e con una formulazione del testo ricca di contraddizioni che rischiano di non risolvere, o addirittura accentuare, proprio i difetti della riforma del 2001.

La riforma, inoltre,  non delinea in modo netto il confine tra l’ambito di competenza dello Stato e l’ambito di competenza delle Regioni e aprirà innumerevoli questioni interpretative e di conflitto, contraddicendo proprio il principale obiettivo dichiarato, in molti casi questo confine è assolutamente confuso, soprattutto per quelle materie per le quali è attribuita, dal nuovo testo, allo Stato la potestà legislativa esclusiva per dettare le “disposizioni generali e comuni” ma che sono materie di grande rilevanza, come la tutela della salute, le politiche sociali, la sicurezza alimentare, l’istruzione, le attività culturali, il turismo e il governo del territorio.

In conclusione la revisione del titolo V porta, dunque,  soltanto confusione ed ambiguità.

Si delinea così una oscura supremazia dello Stato che cancella un lento e difficile percorso di decentramento amministrativo e di valorizzazione delle autonomie verso un nuovo centralismo di cui non si percepiscono i vantaggi.

“ La sovranità appartiene al popolo”, così recita il secondo comma dell’art. 1 della nostra Costituzione e allora e allora perché per proporre  una legge di iniziativa popolare il numero di firme è triplicato da 50.000 a 150.000?

La combinazione tra Italicum e riforma costituzionale produce come esito finale l’accentramento del potere nelle mani del Governo, la predominanza di un solo partito e di un solo leader.

Predominanza dimostrata in modo  vergognoso dal poco spazio dato dai media e dalle tv al comitato del NO e dal terrorismo politico  fatto dai sostenitori del SI su una crisi economica irreversibile e fallimento di molte  banche nel caso vinca il NO.

Quindi una ragione in più per votare NO! A voi la scelta!